prima domenica del mese

In comunione con altre Parrocchie del Vicariato e della Diocesi, la comunità cristiana che si ritrova a celebrare l’Eucaristia a san Martino, la prima domenica del mese, alle ore 11,30, prega intensamente per la Pace. Nella prima domenica dell’anno solare – 5 gennaio 2025 – ci siamo ispirati ai Dialoghi di Gregorio Magno dove leggiamo:

« (…) devo raccontarti come anche il grande Padre Benedetto volle qualcosa che non poté ottenere. La sua sorella di nome Scolastica consacrata al Signore onnipotente fin dalla più tenera età, soleva fargli visita una volta all’anno. L’uomo di Dio scendeva ad incontrarla in una dipendenza del monastero, non molto lontano dalla porta. Un giorno, dunque, come di consueto ella venne, e il suo venerabile fratello, accompagnato da alcuni discepoli, scese da lei. Trascorsero l’intera giornata nella lode divina e in colloqui spirituali, e quando ormai stava per calare l’oscurità della notte, presero cibo insieme. Sedevano ancora a mensa conversando di cose sante, e ormai s’era fatto tardi, quando la monaca sua sorella lo supplicò dicendo: “Ti prego, non lasciarmi questa notte; rimaniamo fino al mattino a parlare delle gioie della vita celeste”. Ma egli le rispose: “Che dici mai, sorella? Non posso assolutamente trattenermi fuori dal monastero”. Il cielo era di uno splendido sereno: non vi si scorgeva neppure una nuvola. Udito il rifiuto del fratello, la monaca pose sulla mensa le mani intrecciando le dita e reclinò il capo su di esse per invocare il Signore onnipotente». 

Quando rialzò la testa, si scatenarono tuoni e lampi così violenti e vi fu un tale scroscio di pioggia, che né il venerabile Benedetto, né i fratelli che erano con lui poterono metter piede fuori della casa in cui si trovavano. La vergine consacrata, reclinando il capo sulle mani, aveva sparso sulla mensa un tale fiume di lacrime da volgere in pioggia, con esse, il sereno del cielo. E la pioggia torrenziale non seguì di qualche tempo la sua preghiera, ma fu ad essa simultanea, a tal punto che mentre ancora la donna alzava il capo dalla tavola, già scoppiava il tuono; tutto avvenne nel medesimo istante: col sollevare del capo la pioggia cominciò a scrosciare. L’uomo di dio, vendendo che in mezzo a tali lampi, tuoni e tanta inondazione d’acqua non poteva affatto ritornare al monastero, cominciò a rammaricarsene e, rattristato, le disse: “Dio onnipotente ti perdoni, sorella. Che hai fatto?”. Ma ella rispose “Vedi, io ti ho pregato, e tu non hai voluto ascoltarmi. Ho pregato il mio Signore, ed egli mi ha esaudita. Ora esci, se puoi; lasciami pure e torna al monastero. 

Ma egli, non potendo uscire dal coperto, fu costretto a rimanere suo malgrado là dove non aveva voluto fermarsi di sua spontanea volontà. Passarono così tutta la notte vegliando e saziandosi reciprocamente di sante conversazioni concernenti la vita dello spirito. Per questo ti avevo detto che vi fu qualcosa che l’uomo di Dio, pur volendolo, non poté ottenere. Se infatti consideriamo la sua intenzione, appare in tutta evidenza il suo desiderio che il cielo si mantenesse sereno come quando era sceso dal suo monastero. Ma contrariamente a quanto desiderava, egli si trovò davanti a un miracolo operato per la potenza di Dio dal cuore ardente di una donna. E non c’è da meravigliarsi se in quell’occasione poté di più la sorella, che desiderava trattenersi più a lungo con lui. Secondo la parola di Giovanni, infatti, Dio è amore (1Gv 4, 16); per giustissimo giudizio, dunque, poté di più colei che amò di più» (II 33, 2-17)

Scolastica non ha chiesto “di ottenere qualcosa in particolare” al Signore ma ha semplicemente … pregato. Si è rivolta, cioè, alle possibilità di Dio Padre certa che avrebbe ascoltato l’intensità dell’amore con il quale ella Gli si rivolgeva. Pregando per la pace non chiediamo agli uomini di fare quello che, fino ad adesso, non hanno trovato il modo di attuare, ma preghiamo Iddio Padre – come Scolastica – certi che Egli ascolterà e saprà operare perché accada nel cuore dei potenti della terra ciò che serve a cercare e vivere la pace tra noi in questo mondo.

Più dell’intensità e della suggestione che produce lo stare in silenzio per un minuto in chiesa – al termine della preghiera universale. Ad ognuno è chiesto di far salire al Cielo la propria preghiera perché credo sia significativo, ed importantissimo, che una comunità di uomini e di donne cristiani si ritrovino nello stessa mattinata di domenica, insieme a centinaia di loro simili sparsi nel mondo, a rivolgere al Padre la stessa preghiera. C’è una Chiesa cristiana che “abita il mondo” e crede nelle possibilità del Padre. Amen.